E i superstiti del battaglione decimato non vollero vendicarsi

E i superstiti del battaglione decimato non vollero vendicarsi

«Venivano su, verdi nelle loro divise come ramarri, col mitra sul ventre...». Così Bentivegna ricorda i soldati del Polizeiregiment Bozen che nel primo pomeriggio del 23 marzo 1944, con oltre un' ora di ritardo rispetto al solito, imboccarono via Rasella andando incontro alla morte. Ma chi erano questi soldati che vestivano la divisa nazista? Anziani riservisti, italiani padri di famiglia che si erano arruolati come volontari dopo l' annessione alla Germania delle province di Bolzano, Belluno e Trento per non finire come carne da macello sul fronte russo e per guadagnare un soldo migliore o feroci SS che parteciparono attivamente alla repressione della Resistenza, non soltanto a Roma? Fra le tante polemiche su via Rasella è questo uno dei punti che hanno maggiormente diviso. E molto opportunamente una delle appendici di «Achtung Banditen!», scritta da Lorenzo Baratter, è dedicata alla «storia del Polizeiregiment Bozen: dall' Alpenvorland a via Rasella». Dopo l' 8 settembre e l' annessione delle tre province italiane, i tedeschi crearono un vasto corpo di polizia anche nella zona di operazioni Prealpi (Alpenvorland). Complessivamente, scrive Baratter, il Bozen ebbe una consistenza di circa 2000 uomini. Il primo battaglione si distinse per la repressione della resistenza. Tra i partecipati al massacro del Biois, in Cadore, con vittime anche fra i civili, c' erano anche uomini del Bozen. Il terzo battaglione del Polizeiregiment Bozen fu inviato a Roma il 12 febbraio 1944. Secondo l' autore della ricerca non si trattava di riservisti, ma di uomini perfettamente addestrati. L' età dei caduti del Bozen andava dai 26 ai 42 anni compiuti. La testimonianza di un portinaio raccolta da Trevelyan in «Roma ' 44» secondo cui si trattava di «vecchi, padri di famiglia» è abbastanza forzata. Colpisce che dopo l' attentato i militari superstiti del Bozen, che in un colpo aveva subito 33 morti e 56 feriti, si rifiutarono alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine, anche se l' usanza tedesca stabiliva che fosse il battaglione colpito a vendicarsi. «Kesselring - scrive Baratter - riferì che il comandante del battaglione si era rifiutato di impartire ai suoi uomini l' ordine di ubbidire... Essi rifiutarono di prendere parte alla vendetta, adducendo la motivazione della loro fede». Sembra tuttavia che, ottenuto il rifiuto, il maggiore del Bozen avesse esclamato: «Cani vili».

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