Pietralba nella guerra

Pietralba nella guerra

Il nuovo libro dello storico trentino Lorenzo Baratter: testimonianze dal santuario, in pieno conflitto mondiale

E' stato presentato a Bolzano il libro dello storico roveretano Lorenzo Baratter dal titolo "Tra vespri e soldati-Cronache dal Santuario di Pietralba/Weissenstein durante il secondo conflitto mondiale". Oltre all'autore erano presenti il giornalista e scrittore Paolo Valente, il responsabile delle comunicazioni della diocesi di Bolzano don Josef Innerhofer, il Priore del santuario Lino Maria Pacchin e l'editore Augusto Giovannini della casa editrice Publilux. Inattesa anche la presenza del vescovo emerito di Acerra , monsignor Antonio Riboldi, noto per il suo impegno contro la mafia, in questi giorni a Pietralba per guidare una settimana di esercizi spirituali.

Baratter, con questo libro, si è proposto di ripercorrere la storia del secondo conflitto mondiale utilizzando come fonti le cronache scritte quasi giornalmente all'interno del santuario. L'autore si è così trovato di fronte a notizie relativamente insignificanti, che facevano parte della quotidianità della comunità, così come a notizie di importanza storica mondiale (come la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia e all'Inghilterra). I frammenti delle Cronache si alternano a parti narrative dell'autore, frutto di varie ricerche e approfondimenti, resi necessari dalla fugacità di alcune cronache, dovuta spesso al timore dei cronisti nei confronti del potere. Baratter considera le cronache un diario collettivo, un'importante fonte per la storia sociale. Il testo racconta dell'aiuto e della solidarietà offerta dai frati ai soldati italiani così come a quelli tedeschi, in fuga alla fine della guerra. Si sottolinea il valore del santuario di Pietralba come luogo della memoria, sia dal punto di vista storico che culturale perché luogo di conservazione di valori per i diversi gruppi linguistici.

Baratter si sofferma inoltre su figure particolari, come Josef Mayr Nusser, il giovane dirigente dell'Azione cattolica tedesca che disse di no a Hitler e morì per questo, come i reggimenti di polizia di Bolzano e Bressanone, già oggetto di un precedente studio dell'autore.

Lino Pacchin ha focalizzato l'attenzione sulla storia del santuario dall'arrivo dei frati Servi di Maria nel 1718 fino al 1946, anno in cui anche il lavoro di Baratter si conclude. Si ripercorrono le varie vicissitudini del santuario durante la storia, dalla chiusura della fine del settecento a causa dell'ordine di soppressione dell'imperatore Giuseppe II, alla sostituzione dei frati tedeschi con quelli italiani durante il ventennio fascista, fino al periodo delle Opzioni, in cui Pietralba diventò spesso scenario di struggenti addii. Questa contestualizzazione storica risulta necessaria, secondo Josef Innerhofer, per la comprensione delle condizioni dei sudtirolesi prima degli eventi esposti nel testo. Pietralba appare dunque come luogo che vuole andare il più possibile al di là dei confini, restando isolato ma dentro la storia, raggiunto da sudtirolesi, trentini, veneti, punto di riferimento dei vari gruppi sociali in un'epoca particolarmente difficile come quella della seconda guerra mondiale. Particolarmente suggestivo è stato l'intervento di monsignor Riboldi, che ha paragonato il monte Sinai, meta di pellegrinaggio di cattolici, protestanti, ebrei e musulmani, al santuario di Pietralba: due luoghi in cui le persone si raccolgono senza preoccuparsi di eventuali diversità culturali. "Quando si arriva lassù, in questo posto incantevole, venendo da Trento" ha detto con un sorriso sulle labbra monsignor Riboldi "sembra di passare dall'inferno al paradiso. Immediatamente si fa un grande respiro".

 

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