Pietralba, il santuario visse così i drammi di opzioni e guerra
- Fonte: Il Trentino
- Data: 20/10/2004
- Autore: Paolo Valente
"Tra vespri e soldati". Oggi alle 11, nella sala di rappresentanza del Comune di Bolzano, in vicolo Gumer, sarà presentata la nuova ricerca di Lorenzo Baratter con sottotitolo "Cronache del santuario di Pietralba - Weissenstein durante il secondo conflitto mondiale", edito dalla Publilux. Alla presentazione interverranno, oltre all'autore, Paolo Valente, giornalista e scrittore, e Josef Innerhofer, responsabile comunicazioni della diocesi. Ospite mons. Antonio Riboldi, parroco del Belice e poi vescovo di Acerra, noto per la sua azione coraggiosa contro la mafia.
Uno dei maggiori e più frequentati santuari della regione, luogo di pace per eccellenza: si può immaginare che un luogo sacro come Pietralba possa essere toccato dalle vicende di una guerra?
La risposta stà nelle pagine di un volume che esce ora, "Tra vespri e soldati", curato da Lorenzo Baratter. Per quanto lontano dai principali centri, il santuario, affidato ai frati servi di Maria, dal 1718, ha sempre subito i riflessi degli eventi storici. Così ai tempi di Giuseppe II quando chiesa e convento furono soppressi e tenuti chiusi per quasi quarant'anni. E nella prima parte del '900, in base alla normativa che non consentiva l'attività in provincia di ordini religiosi che facessero riferimento a superiori oltre Brennero, i frati austriaci furono sostituiti con frati italiani. Il santuario, tuttavia, rimase punto di raccolta per tutte le comunità della zona, senza distinzioni di lingua. Lorenzo Baratter ha preso in mano le cronache redatte, secondo la regola, dai religiosi per gli anni dal 1940 al 1946. In esse la quotidianità si intreccia con i grandi eventi. Il 10 giugno 1940, ad esempio, il frate cronista annota: "Oggi è iniziata la copertura a nuovo in tegole del tetto della stalla". E poco oltre: "Mussolini, capo del governo italiano, ha notificato per radio la dichiarazione di guerra dell'Italia contro la Francia e l'Inghilterra". E' "l'ora segnata dal destino" che porterà il paese sull'orlo del baratro e che metterà in seria crisi anche la vita del pacifico luogo di culto. In un primo tempo i disagi sono relativi. Si tratta di evitare, per cominciare, la requisizione militare di cavalli. In compenso la frequenza dei fedeli aumenta: vi arrivano a frotte le famiglie che hanno deciso di optare per la Germania e che vogliono dare da quassù l'ultimo saluto alla loro Heimat. Oppure sono i giovani che devono partire per il fronte e che implorano l'assistenza del Cielo nella speranza di un non troppo lontano ritorno. I primi anni di guerra, alle quote di Pietralba (1520 metri sul mare) si susseguono con relativa tranquillità. ma la musica cambia all'inizio di settembre 1943. Il giorno 2 anche lassù "si odono icolpi del bombardamento aereo effettuato dagli anglo-americani su Bolzano". L'8 settembre, mentre i frati, ignari di tutto, celebrano la natività di Maria con "discreto concorso di gente", arriva l'annuncio dell'armistizio. "Questo fatto" - scrive il cronista - "porta grande giubilo in tutta la popolazione italiana". Tuttavia dopo poche ore Padre Adolfo M.Pojer viene arrestato a Bressanone essendo cappellano militare. Pur potendo fuggire, sceglie di seguire i suoi compagni nei campi di concentramento in Germania. Il 9 settembre a Pietralba "è un continuo passaggio di soldati in fuga". I fuggiaschi sono assistiti con cibo, vestiario e denaro. La frequenza dei fedeli cala, le autorità impongono limitazioni sullo svolgimento dei pellegrinaggi e per l'uso delle campane. Il 12 ottobre il convento subisce una minuziosa perquisizione. Tutti i religiosi vengono radunati, gli accessi presidiati, il padre priore viene interrogato. Si cercano invano armi e disertori. In tutta la provincia il Gauleiter Hofer dispone la mobilitazione generale per il servizio di guerra o per il lavoro coatto. Uno dopo l'altro anche i frati vengono chiamati a Bolzano per la visita di leva e dichiarati abili, ciò in piena violazione al Concordato del 1929. E' un segnale eloquente della sospensione della sovranità dello stato italiano in favore delle autorità del Terzo Reich. mentre alcuni frati riescono a eludere la chiamata alle armi facendosi richiamare in altri conventi, altri, come fra Bonaventura M. Valentini, sono costretti a prestare servizio presso l'organizzazione Todt. Lo stesso priore Ignazio M.Facchin, sentendosi nel mirino della Gestapo, ed essendo stato dichiarato abile "al servizio militare in linea", nell'ottobre 1944 lascia il convento e si reca a Vicenza. Rivedrà la comunità solo a conflitto finito. Solo agli inizi di maggio 1945 torna la pace, ma non la normalità. Per mesi infatti si susseguono le visite e i pellegrinaggi dei reduci che giungono al santuario in adempimento di un voto o semplicemente per ringraziare di aver portato a casa la pelle.
