Pietralba tra vespri e soldati
- Fonte: Corriere del Trentino
- Data: 10/02/2004
- Autore: Alessandro de Bertolini
«Il santuario di Pietralba è un vero e proprio luogo della memoria; rappresenta un punto di convergenza secolare fra le culture regionali di lingua tedesca e di lingua italiana.
Lorenzo Baratter, storico trentino di Rovereto, spiega con queste parole il tenore del volume che ha appena pubblicato. «Tra vespri e soldati» è edito da Publilux (18 euro, 182 pp.), mescola interviste, fotografie e storie inedite, rischiara zone d'ombra normalmente poco frequentate dalla ricerca storiografica e dibatte temi che intrecciano la cronaca dei fatti con le vicende umane.
Il santuario di Pietralba è al centro di ogni pagina. «Qualche estate fa, leggendo il bollettino che viene redatto dai frati del convento e diffuso per posta, ho appreso che uno di loro aveva trovato, nelle soffitte del santuario, le cronache scritte a mano degli anni precedenti». Nei diari, percorsi e studiati uno ad uno, Baratter ha letto la storia di una comunità, i resoconti degli avvenimenti e dei fatti della gente, di chi risedeva nel santuario e delle località paesane nei dintorni. L'edificio si trova in Alto Adige, a sud di Bolzano, a 1521 metri nella valle di Laives. La sua posizione gli ha conferito il privilegio d'essere un rifugio spirituale così per i trentini come per gli altoatesini. Le testimonianze serbate nei diari raccontano la storia di secoli, fin dai primi decenni dopo la costruzione del Santuario nel 1553. Gli anni che videro gli orrori della Seconda guerra mondiale furono tuttavia fra i più significativi. I fatti che li segnarono e le tensioni gravissime che incrinarono i rapporti fra le comunità italiane e tedesche affollano le pagine dei diari di Pietralba. Sono quaderni grandi, che ostentano a volte i segni del tempo, con grosse copertine di cartone. Un brogliaccio di episodi esemplifica la trama che lega il santuario alle vicende della guerra. Baratter, fra gli altri esempi, parla e scrive dell'attentato di via Rasella. I reduci di quella strage si recarono al santuario, nell'immediato dopoguerra, per pregare e ricordare. Lo stesso fecero i sopravvissuti del «Polizeiregiment Brixen», un reggimento che si rifiutò di giurare fedeltà ad Hitler nel 1945. Nemmeno Josef Mayr Nüsser, martire sudtirolese cattolico, accettò di schierarsi, in seguito a un arruolamento coatto, fra le fila delle SS. Fu giustiziato. Per lui, come per i reduci di via Rasella e del Brixen, il santuario di Pietralba è il luogo della memoria. Nello stesso modo, ancora oggi, lo è per anziani e sopravissuti che vi si recano per ricordare».
