Cst e Sod, Trento e Bolzano arruolano i nuovi camerati
- Fonte: Il Trentino
- Data: 23/03/2004
- Autore: Lorenzo Baratter
Via dall'emotività, le ultime ricerche danno spazio alle testimonianze. Ove le ragioni non sono da una parte sola.
Correva il mese di marzo dell’anno1944: da alcuni mesi decine di migliaia di trentini e sudtirolesi erano stati arruolati coattivamente dal nuovo regime nazista di occupazione instauratosi con la formazione dell’Alpenvorland. Il Gauleiter Franz Hofer, già reggente il Tirolo-Vorarlberg, non aveva dubbi nell’esprimere il carattere di questo reclutamento: “per il raggiungimento della vittoria finale per una nuova Europa è necessario l’impiego totale di tutte le forze”, come si evince dal testo dell’ordinanza del 6 novembre 1943. Furono reclutati uomini delle classi di età dal 1894 al 1926 incluso, cittadini che all’epoca avevano appena compiuto la maggiore età e cittadini che si apprestavano a compiere il mezzo secolo di vita: essi furono “obbligati alla prestazione del servizio di guerra” presso l’organizzazione TODT, presso il Servizio di Sicurezza ed Ordine della Provincia di Bolzano (SOD), il Corpo di Sicurezza Trentino (CST), le SS, la Wehrmacht, la FLAK (reparti contraerei tedeschi) e presso i reggimenti di polizia sudtirolesi (Südtiroler Polizeiregimenter).
Proprio agli ultimi corpi apparteneva il Polizeiregiment Bozen, coinvolto esattamente sessant’anni fa - era il 23 marzo 1944 - nell’attentato di via Rasella a Roma. Un tema quest’ultimo molto controverso: a fronte di una vastissima letteratura esistente, si assiste spesso ad un’assoluta mancanza di elementi per la comprensione dei fatti. Lo storico tedesco Steffen Prauser afferma che su questo tema si è parlato molto ma quasi esclusivamente con emotività (e spesso con l’odiosa intromissione della politica) al punto tale – afferma Prauser – “che il grado di ricerca storica intorno all’avvenimento è a tutt’oggi stupefacentemente scarso”. Se i trentatré caduti sudtirolesi a via Rasella non erano affatto il reparto di feroci SS dipinto da una certa storiografia “distratta”, è comunque interessante cogliere le ragioni di quell’azione riportate da uno dei protagonisti, Rosario Bentivegna, nel volume Achtung Banditen!,di recente riedizione. Dall’uscita nello scorso dicembre del volume Dall’Alpenvorland a via Rasella. Storia dei reggimenti di polizia sudtirolesi (1943-1945) (Casa Editrice Publilux, Trento) - un lavoro che mi piace definire come una piccola seppur importante finestra sulla storia dell’Alpenvorland - ricevo quasi quotidianamente corrispondenze da molti lettori che scrivono anche da fuori regione: Veneto, Lazio, Lombardia. Scopro in chi mi scrive un vivissimo interesse per la storia anche più recente della nostra regione e in particolare dell’Alpenvorland. Mi pare di intravedere che la richiesta di conoscenza e informazione su questo periodo costituisca un ulteriore stimolo a chi si voglia incamminare con rigore e metodo nell’indagine. Un periodo storico solo in parte esplorato, che auspico possa continuare a meritare, negli anni a venire, l’impegno dei singoli studiosi e degli enti che maggiormente si stanno impegnando per lo studio di questo periodo storico: mi riferisco in particolare al Museo Storico di Trento e all’Archivio Storico di Bolzano. Quest’ultima istituzione ha pubblicato pochi mesi or sono un volume collettivo di ampia portata (Südtirol im Dritten Reich, L’Alto Adige nel Terzo Reich 1943-1945, a cura del dr. Gerald Steinacher) in cui una ventina di studiosi austriaci, italiani e sudtirolesi pongono solide basi, nuove informazioni ed impostazioni storiografiche utilissime per l’avvenire della ricerca storica relativa alla Zona di Operazioni delle Prealpi.