I trentatré ragazzi dimenticati a Pomezia
- Fonte: Corriere del Trentino
- Data: 18/01/2004
- Autore: Elisabetta Curzel
"Dall'Alpenvorland a via Rasella. Storia dei reggimenti di polizia sudtirolesi" è un testo che, per mano dell'autore, Lorenzo Baratter, riporta alla luce uno degli episodi più sofferti della storia locale, e lo correda di inediti aggiornamenti. Indicando, ad esempio, la vera identità delle spoglie che dal lontano 1944 riposano nel cimitero tedesco di Pomezia, e che da allora aspettano di tornare a casa. Territorio oggi costituito dalle provincie di Bolzano, Trento e Belluno, allora costretto in un'unica soluzione, l'Alpenvorland venne creato dagli occupanti per assicurarsi che le valli di Isarco e dell'Adige fossero un sicuro passaggio per le armate tedesche dirette in Italia. Creato l'8 settembre 1943 svanì al termine del conflitto; ma pochi anni bastarono per illuminare la regione con eroici episodi di resistenza e macchiarla indelebilmente con storie di efferatezza e collaborazionismo. La maggior parte dei giovani che confluirono nei reggimenti di polizia lo fecero perché costretti (convincente la minaccia di estendere il reato di diserzione anche ai familiari e deportarli di conseguenza; cosa che realmente avvenne). Tra di essi, quelli del reggimento Bozen, di stanza a Roma con compiti di sorveglianza, furono vittime di un attentato che pose fine, il 23 marzo del 1944, alla vita di 33 ragazzi. Scambiati sino ad oggi , dalla storiografia ufficiale, per nazisti e dimenticati nel cimitero militare di Pomezia.
Il libro di Baratter, che verrà presentato lunedì 19 gennaio alle ore 11 (a Trento, presso il Palazzo della Regione) parte dal fortuito ritrovamento, presso il santuario di Pietralba, di un documento di sessant'anni fa, scritto perché non si perdesse la memoria di quei "Kameraden" che in Alto Adige non hanno mai fatto ritorno. Ed affronta con l'onestà dello storico episodi positivi (come la rinuncia, da parte dei sopravissuti del "Bozen", a partecipare alla strage delle Fosse Ardeatine) e oscuri della storia locale (largo spazio viene dedicato anche al feroce massacro del Biois).
