Genti di confine dall'impero al nazismo

 

Prima asburgici, poi dentro il Regno d'Italia e subito dopo sotto il fascismo. Occupati dai nazisti e, alla fine, parte integrante della Repubblica italiana. E' il grande flusso della Storia europea quello che caratterizza la vita del Trentino Alto Adige del secolo e mezzo che va dall'Ottocento alla fine della seconda guerra mondiale. Ed è lo scorrere di scene i cui fili vengono manovrati anche fuori dai confini di una piccola regione alpina che Lorenzo Baratter ha impresso nelle pagine de "Le Dolomiti del Terzo Reich" (24 euro). Il giovane storico roveretano, dopo i saggi sui reggimenti di polizia sudtirolese e il santuario di Pietralba durante il secondo conflitto mondiale, alza il tiro.

Più di trecento pagine pubblicate dalla milanese Mursia che danno al lavoro un tono e una diffusione nazionale. "Le Dolomiti del Terzo Reich", da qualche settimana in libreria, sarà presentato oggi a Trento nella Biblioteca di via Roma (ore 17,30). Insieme all'autore, interverrà Vincenzo Calì, per tanti anni direttore del Museo storico e studioso di storia regionale.

Quando si cerca di risponder alle domande di chi vuol saperne di più sulla storia di questa terra, spesso si incontrano difficoltà negli interlocutori. Spiegare l'evoluzione e la complessità di una zona multietnica e multilingue, incassata tra le Alpi e dal passato "vivace", spesso tragico e dal presente autonomistico, da due provincie autonome dentro la regione, seppur ormai depotenziata, trova ancora sguardi attoniti. Inoltrarsi nel libro di Baratter è una buona occasione per capire il presente partendo da lontano. Non è un saggio che propone nuove tesi storiografiche ma un opera "piana" che fa della dovizia di particolari, dell'accavallarsi degli accadimenti di un Trentino "taliano" e un Sudtirolo "tedesco" la sua cifra stilistica. E' un buon esempio di quella storia "evemenenziale", degli avvenimenti, che però gioca con i tempi di un racconto dal respiro largo, non localistico. Ed è per questo che, forse, il titolo del saggio è troppo restrittivo rispetto all'ampiezza dello spettro di cui si occupa. Perché, prima del Terzo Reich, c'é tanto altro e Baratter ne testimonia ampiamente. Eravamo sudditi dell'Impero. E, i trentini, i "terroni" di quell'impero, una delle tante minoranze dentro la monarchia asburgica. Eppure, o forse proprio per questo, catapultati nel mare procelloso della Grande Guerra, a combattere sul fronte orientale e poi, al ritorno, non più sudditi di un Imperatore ma di un Re, quello d'Italia. Mentre, chi rimaneva, "scompariva" in Boemia e in tante altre "città di legno", profughi deportati, troppo vicini alla linea del fronte. Fino alle opzioni, quel dannato patto tra Mussolini ed Hitler, il primo "voglioso" di sbarazzarsi dei tedeschi sudtirolesi che intralciavano l'italianizzazione di un Alto Adige creato dal fascista Tolomei, il secondo bene contento di avere nuova carne da cannone a servizio di una follia che voleva dominare il mondo. Ferite, tante, di popoli di confine, balzati, loro malgrado, sul proscenio della grande Storia. E all'interno di questo palcoscenico anche racconti che Baratter ripropone. Come quello del battaglione "Bozen" saltato in aria a Roma, nell'attentato gappista di via Rasella. Di loro si scrisse che erano SS. Una serie di equivoci ha perpetrato nel tempo la diceria. Non era così. Erano montanari avvezzi più alla falce che al fucile. Costretti, dal regime nazista di occupazione dell'Alpenvorland, ad imbracciare il moschetto. C'erano anche delle teste "calde", ma in minoranza. Oppure la storia del "Brixen", altro reggimento di polizia, che si rifiutò di giurare fedeltà ad Hitler e fu mandato al macello in Slesia. "Le Dolomiti del Terzo Reich" è tutto questo, e anche di più. "Il saggio di Baratter" - commenta lo storico Hans Heiss nella presentazione - "ci fa capire che l'Europa può diventare una realtà soltanto se i suoi cittadini imparano a vedere non solo con i propri occhi ma anche con quelli del vicino. E' una grande fortuna quella di chi, vivendo in un crocevia di culture e lingue diverse, può non solo imparare come si erigono e fortificano i confini, ma anche come li si supera e annulla".

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