Il Terzo Reich sulle Dolomiti

«Le Dolomiti del Terzo Reich» è il titolo del volume di Lorenzo Baratter, già autore nel 2003 di «Dall´Alpenvorland a via Rasella. Storia dei reggimenti di polizia sudtirolesi 1943 – 1945» e nel 2004 di «Tra vespri e soldati. Cronache dal santuario di Pietralba/ Weissenstein nel secondo conflitto mondiale», che uscirà nelle librerie il 20 novembre. Sedici capitoli di storia contraddistinti da materiale inedito frutto di ricerche dell´autore, molte interviste a protagonisti e documenti nuovi con un'attenta lettura della storiografia sia in lingua italiana che in lingua tedesca.

 

Baratter, cosa racconta il suo libro?

 

«Ricostruisce la storia delle province di Trento, Bolzano da quando fecero parte dell´Impero austro-ungarico all´inizio del Novecento fino al periodo di annessione alla Germania nazista nel biennio 1943 – 1945; il libro si conclude con gli accordi Degasperi - Gruber del settembre 1946 e a questo tema è dedicato un capitolo del volume che ho intitolato “La fine di un´epoca” proprio perché quegli accordi furono per molti aspetti la conclusione di una lunga stagione storica per la nostra regione. Il testo lascia spazio anche a temi importanti come quello degli internati militari italiani della provincia di Trento, di cui mi sto occupando in questo periodo, si parla di almeno diecimila trentini internati, di cui ottocento non più ritornati; oppure il discusso attentato di Via Rasella in cui le vittime furono soldati sudtirolesi trasferiti a Roma per ragioni di servizio d´ordine pubblico, su cui credo sia stato detto tutto tranne i fatti».

 

Perché un libro proprio su questo periodo storico?

 

«Perché mancava, viene a riempire un vuoto, è un libro che ha un forte valore divulgativo e credo che possa essere destinato a degli studenti, a dei ricercatori, ma anche a chi vuole capire questo passaggio molto controverso della nostra storia. Credo sia un libro rigoroso e dirompente allo stesso tempo perché narra pagine inedite».

 

Cosa pensa del volume "Trentino provincia del Reich" di Piero Agostini riguardo a questo argomento?

 

«La storiografia del primo conflitto mondiale è molto fitta, mentre la parte relativa alla seconda guerra mondiale, al di là delle importanti pubblicazioni che ha curato il museo storico di Trento, è ancora ad un livello insufficiente».

 

Quindi “Le Dolomiti del terzo Reich” si può definire un‘opera più approfondita rispetto a quella di Agostini?

 

«Sì, certamente; il grande volume di Agostini è stato ripubblicato in edizione aggiornata nel 2002, però per molti aspetti ripropone quello del 1975 e risente di tante ricerche che sono state svolte in questi anni e che io ho voluto condensare nel mio volume. Nei sedici capitoli ho trattato importanti approfondimenti tematici, si parte dalla la storia dell'appartenenza all´impero austro-ungarico, poi c´è tutta l´esperienza della prima guerra mondiale sia negli aspetti bellici che civili, inoltre compaiono i temi del nazionalismo e vengono approfondite le figure di Cesare Battisti ed Ettore Tolomei».

 

La presentazione del suo volume è del dott. Hans Heiss, archivista storico a Bolzano e insegnante di storia moderna e contemporanea all´Università di Innsbruck; come nasce questa collaborazione?

 

«Per una profonda amicizia personale e perché ritengo che il dott. Heiss sia un grande conoscitore della storia dell´Alto Adige e rappresenti una scuola di storici sudtirolesi di grande rilievo, i cui lavori sono ancora poco conosciuti al di fuori della provincia di Bolzano, però hanno il merito di essere scesi nel dettaglio in certe situazioni storiche».

 

Che genere di lezione di storia vuole essere quella de “Le Dolomiti del Terzo Reich” ?

 

«Quello che ho voluto fare è raccontare una parte così complessa della nostra storia cercando di superare quei vincoli ideologici e culturali che spesso hanno condizionato una certa storiografia. Ho cercato di riportare solo fatti, mentre i miei giudizi sono separati da una riga di bianco, così il lettore è in grado di distinguere. Ho fatto questa scelta perché ritengo che la serietà di uno storico stia nel dare la possibilità a chi legge di risalire alle informazioni che vengono riportate. L´obiettivo del libro è quello di costruire attraverso la storia una “mediazione”, che non significa compromesso, ma comprensione della storia e delle ragioni dell´altro, consolidando il valore e l´esempio che può dare la nostra regione rispetto ad altre situazioni conflittuali che ci sono nel mondo».

 

È un invito ad imparare dalla storia?

 

«Non vorrei banalizzare, ma credo che conoscere il passato aiuti a creare il futuro, ma per fare questo lo storico deve dare una garanzia al lettore e lo deve fare mettendo da parte le proprie motivazioni o condizioni personali e lanciare un messaggio che sia diretto a tutti e che come fine abbia quello di costruire. Una cosa che mi piace spesso dire è che per costruire degli argini ad ogni tentazione bellica è importante conoscere la guerra e lo storico lo può fare molto bene, ad esempio facendo parlare i protagonisti, entrando nei dettagli senza lasciarsi trasportare da analisi superficiali o dettate da “rigurgiti nazionalisti”».

 

Testimonianze, interviste a sopravvissuti, episodi di opposizione al nazismo, trecentosettantasei pagine di storia, “storia vera – come ricorda Baratter nell´introduzione al suo volume - quella che non dimentica mai che i suoi protagonisti sono gli Uomini, tutti gli Uomini, senza vincitori né vinti, quella che non appartiene a nessuno, ma può servire a chiunque per conoscere le proprie radici, senza le quali non si può vivere con lucidità il presente.”

 

Lorenzo Baratter, "Le Dolomiti del Terzo Reich", Mursia, Milano, 2005.

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