I reggimenti di polizia sudtirolese nel contesto delle nuove disposizioni per l'asservimento del servizio di guerra
- Fonte: Altre Storie
- Data: 12/01/2004
- Autore: Lorenzo Baratter
A sessant’anni esatti di distanza dall’annuncio dell’armistizio, ritengo sia doveroso riportare l’attenzione dell’indagine storica ad uno degli aspetti meno conosciuti della storia dell’occupazione nazista nelle province di Trento e Bolzano: l’impiego di migliaia di cittadini trentini ed altoatesini inquadrati nei reggimenti di polizia sudtirolese e del Corpo di sicurezza trentino (CST), sotto il comando della Wermacht e delle SS germaniche. Quando l’8 settembre 1943 fu annunciato che le Forze armate italiane avrebbero cessato le ostilità con l’esercito alleato e dunque non avrebbero più collaborato con l’esercito nazionalsocialista, Hitler diramò a tutti i comandi militari l’entrata in vigore del piano Achse, in virtù del quale dal Brennero si riversarono prontamente le truppe tedesche, intenzionate a prendere possesso di uomini e mezzi dell’ex alleato italiano. Erich Rommel fu incaricato di dirigere l’operazione nella nostra regione e già il 9 settembre poteva vantarsi di aver catturato 40.000 prigionieri italiani tra il Brennero e Verona.
Nelle province di Bolzano, Trento e Belluno fu creata il 10 settembre la Operationszone Alpenvorland al comando del gaulaiter nazista Franz Hofer. Poiché il territorio necessitava di consistenti milizie da adoperarsi in attività di controllo e per la repressione della Resistenza, il 6 novembre 1943 Hofer disponeva le coordinate generali per l’assolvimento del servizio di guerra nella zona di sua competenza: in virtù di tale direttiva le classi 1924-25 erano obbligate ad arruolarsi nella Todt, nel SOD, nel CST, nelle SS, nella Wermacht o nei reggimenti di polizia. Questi ultimi vantavano una tale fama in terra tedesca che Himmler nel febbraio del 1943 aveva ordinato di rinominarli “SS-Polizeiregimenter” per l’attività e l’impegno in cui si erano distinti. Tuttavia già nel maggio del 1943 (quindi ben prima della costituzione dell’Alpenvorland) Hitler aveva previsto l’istituzione di corpi di polizia composti da cittadini sudtirolesi. Lo stesso Himmler fin dall’inizio del 1943 aveva chiesto una totale mobilitazione delle riserve umane in Alto Adige. Diversi volontari sudtirolesi furono così addestrati nella scuola di polizia di Dresda e, dopo l’8 settembre, inviati presso i neo costituiti corpi di polizia. Questi ultimi furono complessivamente quattro (“Bozen”, “Alpenvorland”, “Schlanders” e “Brixen”) e coinvolsero complessivamente almeno diecimila combattenti.
Alcuni componenti di queste formazioni erano volontari, altri furono arruolati coattivamente. Essi furono impiegati nelle tre provincie che costituivano l’Alpenvorland ma anche in Istria e, nel caso del “Bozen”, nella capitale. Il reggimento “Alpenvorland” fu impiegato nel bellunese (dove partecipò anche al rastrellamento di partigiani sul Monte Grappa) e in Val Passiria (nel tentativo di stanare molti disertori altoatesini qui rifugiati nel corso del 1944). Anche lo “Schlanders” fu impiegato nel bellunese e nelle valli ladine: ritirandosi a fine guerra verso Cortina e la Pusteria prese ostaggi e procedette alla fucilazione di partigiani e civili. Caso emblematico ed esemplare fu quello del “Brixen” che nel gennaio 1945 rifiutò di prestare il suo giuramento “per il popolo, il Führer e la patria” e per questo fu mandato a morire in Slesia contro l’Armata Rossa, ormai inarrestabile nella sua marcia verso la distruzione e conquista del Terzo Reich nazista.
